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Algoritmo Bert di Google

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Algoritmo Bert di Google

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A fine ottobre Google ha lanciato il nuovo algoritmo Bert, la più grande novità apportata al motore di ricerca dopo l’introduzione di RankBrain cinque anni fa. Nelle prime settimane seguenti l’annuncio ufficiale da parte di Google, Bert ha avuto un impatto significativo (1 su 10 su tutte le parole chiave di ricerca) esclusivamente sulle pagine in lingua inglese, salvo poi espandersi ad altre lingue (italiano incluso). I primi effetti visibili del roll-out di Bert si sono avuti sui featured snippet, cioè i risultati organici che Google posiziona in evidenza all’interno di un riquadro. Di seguito un approfondimento completo sul’algoritmo Bert, in cui verrà illustrato in maniera dettagliata il suo funzionamento.

Cos’è l’algoritmo Bert

Bert è il nuovo algoritmo di Google introdotto ufficialmente il 21 ottobre 2019. Il significato dell’acronimo Bert è Bidirectional Encoder Representations from Transformers: di fatto, Bert nasce per aiutare i computer a comprendere meglio il linguaggio, come se fossero esseri umani. Secondo le prime stime, Bert ha avuto un impatto sul 10% delle ricerche globali effettuate tramite il motore di ricerca Google. Ciò significa che l’algoritmo Bert può decretare il successo o meno di un determinato sito web e dei suoi contenuti, migliorandone o penalizzandone la posizione. Alla base dell’algoritmo Bert ci sono importanti investimenti compiuti da Google sul funzionamento della rete neurale per la comprensione del linguaggio naturale. Nonostante il debutto ufficiale sia avvenuto nell’autunno 2019, di Bert se n’è iniziato a parlare fin dall’anno prima, quando comparve per la prima volta tra gli articoli del blog sull’intelligenza artificiale di Google.

Come funziona l’algoritmo Bert

L’obiettivo di Bert è restituire ai lettori risultati quanto più vicini all’intento della ricerca. Proprio da qui nasce l’esigenza da parte di Google di affinare la tecnica di comprensione del linguaggio naturale, presentando risposte pertinenti per la parola chiave digitata nel motore di ricerca che vengono poi visualizzate nello snippet posto in evidenza nella prima parte della pagina. Per spiegare i passi in avanti compiuti nella comprensione del contenuto di ciascun articolo, Google ha presentato una serie di esempi su come funziona l’algoritmo Bert.

Nel primo esempio, Google ha confrontato i risultati di ricerca prima e dopo Bert per la parola chiave ‘2019 brazil traveler to USA need a Visa’. Prima della modifica apportata da Bert, Google non riusciva a capire l’importanza della preposizione TO, restituendo come articoli quelli che avevano come oggetto i turisti statunitensi pronti a partire in viaggio per il Brasile. Dopo l’arrivo di Bert, Google dimostra di capire come la preposizione TO si pone in relazione con le altre parole della keyword, restituendo risultati nettamente più pertinenti rispetto al passato.

In un altro esempio, Google confronta i risultati per la parola chiave ‘Parking on a hill with no curb’. Fino all’autunno scorso, Google non avrebbe dato importanza alla negazione NO, che nel contesto della query è invece fondamentale. La società di Mountain View, durante la presentazione di Bert, ha ammesso di aver dato in passato troppa importanza alla parola Curb, trascurando invece la negazione. Grazie al nuovo algoritmo, il motore di ricerca è ora in grado di offrire all’utente risultati migliori, portando l’utente su contenuti che danno una risposta alla query ‘parcheggio su una collina senza marciapiede’.

Bert sostituisce RankBrain?

Dopo la presentazione ufficiale di Bert, numerosi addetti ai lavori si sono domandati se il nuovo algoritmo andasse a sostituire RankBrain, introdotto da Google nel 2015 per esaminare le query e il contenuto di ciascun articolo attraverso l’intelligenza artificiale. Da Mountain View è arrivato un deciso no: nonostante svolga un compito analogo rispetto a quello per cui era stato creato RankBrain, non è corretto affermare che Bert abbia sostituito il precedente algoritmo decretandone così la sua fine. RankBrain rimane dunque parte integrante del complesso sistema che regola il motore di ricerca Google, il più utilizzato dagli utenti di tutto il mondo. La verità dunque è che Bert è andato ad affiancare RankBrain e che entrambi possono essere utilizzati da Google per restituire i risultati più pertinenti rispetto a una determinata parola chiave.

Ottimizzare i contenuti per l’algoritmo Bert è possibile?

In molti si stanno chiedendo se sia possibile ottimizzare i contenuti web del proprio sito per l’algoritmo Bert. A questo proposito, Danny Sullivan (figura importante all’interno di Google) ha affermato che i SEO e i proprietari di qualsiasi sito web non possono in alcun modo ottimizzare per Bert. Di fatto, non è una grande novità per gli esperti SEO, visto e considerato che la stessa risposta era stata data anche in occasione della presentazione di RankBrain nel 2015. Secondo quanto dichiarato da Google, l’unica via per migliorare il posizionamento dei propri articoli è di creare contenuti in grado di soddisfare il più possibile le intenzioni di ricerca degli utenti online.

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